SCENE DA UNA FAMIGLIA PREFAZIONE DI PIETRO ZANELLI Poesie, poesie, libri di poesie. Chi non ne ha uno nel cassetto? O nella testa, ma quasi pronto! Medici, avvocati, giornalisti, pittori. Almeno nel nostro paese è così, e tutti si vergognano, ma vorrebbero pubblicarlo. Mio nonno, ricordo, e anche mio padre, giornalisti della critica (letteraria il primo e cinematografica il secondo) erano soliti ridere sotto i baffi degli sconfinamenti di campo. Sempre con moderazione, intendiamoci! L'arte anche per loro non aveva bisogno di passaporti. Così io non ho scritto un libro di poesie: ho solo raccolto gli spezzoni delle mie canzoni e ho continuato col sistema di quando, da ragazzo, componevo ballate e pensavo al ritmo possibile di una canzone o anche solo di un breve ritornello che poi non finiva trascritto nel pentagramma, ma restava nella mente e quindi si perdeva dimenticato per la mia scarsa memoria in generale, e musicale in particolare. Poi altri frammenti: quelli delle mie sceneggiature, di dialoghi possibili di un film, di una rappresentazione teatrale, mai conclusi salvo che per "Un sospiro di sollievo", pubblicato in una collana per giuristi letterati, e un cortissimometraggio: la video poesia "L'uomo dalle gambe larghe" selezionato da Nanni Moretti per il suo 1° Sacher Festival. Sono brevi componimenti spesso incentrati su temi importanti come amore, distacchi, figli, con gli occhi di un "ragazzo del frattempo", la definizione che ho dato a quelli della mia generazione anagraficamente, o forse solo psicologicamente, a cavallo fra due rivoluzioni e cioè troppo giovani per quella del '68 e già un po' maturi e inseriti nella vita adulta per quella del '77. Dunque che cosa sono questi testi? Sono canzoni diluite, sciolte in racconto: senza metrica o linguaggio poetico, così naturali, estese, scomposte, espanse. Sono state accorpate in poco spazio come se avessero un'origine comune che non hanno. Condividono sicuramente il carattere monotematico e spesso anche sintetico, ma forse anche qualcosa di altro, di più continuo, come dicevo: a comporre una storia non sviluppata altro che nel pensiero e quindi montabile o smontabile. Sono anche minuscoli componimenti per chiudere una riga di testo giuridico come quelli dei miei antenati notai-letterati del XIV secolo. Che non erano veri componimenti poetici, ma qualcosa di più leggero. Come scaturiti per differenza, e cioè per reazione a studi costretti da codici con articoli e commi. E quindi senza regole, o con regole non scritte o autoposte. E restano così dei dialoghi non pomposi, diretti, unificati dal ritmo e dall'essere senza una forma cercata. Dal punto di vista dei contenuti sono a volte dei ritratti e autoritratti presi anche da immagini antiche; riflessioni sulle persone e situazioni che ci colpiscono; sui piaceri, le pene, le scaramucce in amore, sui figli, con diverse sfumature di ruoli paterni, e poi molte cose su mio padre a cui sono dedicati questi miei pensieri. Voglio dire due parole sull'editore: Fabio Raffaelli ed io abbiamo avuto la fortuna di avere il padre, non nel senso fisico - perché è noto che in campo giornalistico si dice "non preoccuparti, tanto crescono lo stesso anche senza di te" - ma nel senso d'averlo avuto nel cuore, nella testa e nell'anima.
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